L'antiskating, ovvero la compensazione della forza di skating che spinge la testina verso il centro del disco, è ancora un argomento controverso, diciamo pure che se ne sentono di cotte e di crude; specialmente da quando il Web permette a chiunque di improvvisarsi editore circolano le spiegazioni più raccapriccianti, la leggenda più diffusa sostiene addirittura che la forza di skating sarebbe causata dall'errore di tracking. C'è comunque confusione anche all'interno delle interpretazioni più ortodosse dell'antiskating; c'è anche un partito che lo ritiene inutile, almeno per pesi di lettura superiori ai 2 grammi; l'unico punto su cui sono tutti più o meno d'accordo è nel riconoscere che tutti i sistemi di compensazione - magnetico, a molla o a contrappeso - sono poco precisi. (Con la notevole eccezione di molti costruttori che sostengono che tutti i sistemi sono poco precisi a parte - ovviamente - quello da loro progettato... Vabbè).
Cosi, in un impeto illuministico-enciclopedico, il baldo professor Romani e il sottoscritto hanno preso il toro per le corna affrontando come di consueto il problema dai due lati opposti, quello teorico e quello pratico dell'ascolto.
A mio parere è però necessario fare un passo indietro e spiegare bene di cosa stiamo parlando, ovvero iniziarne a diradare le nebbie sulla teoria esaminando la geometria di un tipico braccio imperniato. Notiamo subito che, indipendentemente dalla forma del braccio, dritta, a "J" o a "S", il corpo testina non è allineato con la retta che unisce il perno del braccio con lo stilo ma è angolato di circa 20/30 gradi; se poi osserviamo meglio notiamo che il prolungamento dell'arco di cerchio percorso dallo stilo non passa per il perno del disco; se vogliamo, la lunghezza reale del braccio (distanza fra lo stilo e l'articolazione) è leggermente maggiore della distanza fra il perno del braccio e quello del piatto; la differenza fra queste due misure viene definita overhang. Si usa questo trucco, chiamiamolo così, per minimizzare l'errore di tracking: la figura 1 mostra come un braccio senza overhang o angolo di offset comporterebbe un errore di tracking molto maggiore.
Nota a latere sull'errore di tracking: la stragrande maggioranza degli audiofili è convinta che i bracci da 12 pollici abbiano la funzione di minimizzare l'errore di tracking, e non ho alcuna difficoltà ad ammettere che fino a non molto tempo fa (prima di iniziare ad occuparmi di giradischi professionali) era pure la mia convinzione. Ora, è senz'altro vero che c'è una relazione diretta fra l'errore di tracking e la lunghezza del braccio; se vogliamo il braccio tangenziale, che riduce a zero quest'errore, è l'equivalente pratico del teorico braccio a lunghezza infinita, però dobbiamo notare due cose:
a) è indiscutibile che storicamente il braccio da 12 pollici è nato per suonare i "padelloni" di lacca da 16 pollici (40 centimetri) di diametro che erano di uso abbastanza comune in ambito professionale negli anni '30-'50 per le registrazioni in diretta, in alternativa a quelle su nastro e prima ancora su filo (è ovvio che il braccio deve avere una lunghezza maggiore del raggio del disco)
b) come ci dimostra la figura 2 di Francesco, la riduzione dell'errore di tracking garantita dal braccio da 12 pollici rispetto a quello standard da 9 pollici è non dico trascurabile ma comunque poco significativa. Che poi molti bracci da 12 pollici siano universalmente considerati fra i migliori mai costruiti - ricordiamo in particolare i leggendari SME 3012 e Ortofon RMG-309,

sulla breccia da oltre 40 anni, ma anche l'estinto Fidelity Research FR-66 - è un dato di fatto che posso anche confermare sulla base dell'esperienza personale, ma rimango con l'impressione che le loro caratteristiche eufoniche nascano principalmente dalla eccellente qualità costruttiva e dall'alta massa, che fa lavorare al meglio le testine pesanti e poco cedevoli per cui questi bracci sono progettati e dimensionati. Siamo finalmente alla forza di skating: con un braccio imperniato non è possibile che la tangente al solco nel punto di contatto con lo stilo sia SEMPRE parallela alla linea che unisce il perno del braccio e lo stilo, in particolare il fatto che il braccio sia più lungo della distanza fra i perni del braccio e del piatto fa sì che questa auspicabile situazione non si verifichi MAI. Un'immagine vale più di mille parole e difatti se andiamo a vedere i grafici prodotti dal mio matematico preferito (figure 6 e 7), ci appare subito chiaro che lo skating è influenzato dall'overhang e che il valore di questa forza è dipendente dal peso di lettura e dalla velocità relativa fra disco e puntina.
Una nota sull'angolo di offset: fatto salvo che overhang e offset sono strettamente legati -per un dato angolo di offset c'è una sola misura di overhang ottimale - contrariamente a quello che potrebbe sembrare di primo acchito, l'angolo di offset non ha influenza alcuna sulla forza di skating. Una nota anche sull'errore di tracking: se la puntina fosse conica e perpendicolare al piano del disco, potremmo tranquillamente escludere qualsiasi sua influenza sulla forza di skating; in realtà, essendo lo stilo solitamente ellittico e - soprattutto -inclinato di una ventina gradi nel senso di rotazione (angolo di tracking verticale, altrimenti detto VTA), si potrebbe ipotizzare una minima alterazione causata dal maggiore attrito del solco con uno dei lati dello stilo. Immagino sarebbe maledettamente complicato andare a misurare queste alterazioni - fra l'altro andrebbe fatto caso per caso, a seconda della forma del diamante e dell'angolo di lettura - ma comunque parliamo di alterazioni trascurabili. Tornando a bomba alle formule di Francesco Romani, se la variazione dello skating introdotta dalla velocità fra solco e puntina - che diminuisce man mano che lo stilo si avvicina al centro del disco - è facilmente intuibile e spiega perché è necessario che l'intervento compensativo sia variabile, la relazione col peso di lettura lascia interdetti: ma come, da una parte si sostiene che con un peso di lettura alto l'antiskating è inutile e dall'altro viene fuori che la forza di skating addirittura aumenta col peso di lettura!
Non abbiamo verità assolute da vendere su questo punto, ma solo un po' di sano buon senso. Iniziarne a dire che il partilo del no-antiskating comprende principalmente i professionisti e che incidentalmente i professionisti hanno sempre utilizzato testine che comportano pesi di lettura più alti, per ovvie questioni di affidabilità.
Ora, che l'antiskating sia una rottura di scatole è fuor di dubbio: immaginatevi un operatore radio, ma anche un DJ, che cerca di posizionare lo stilo su un determinato solco con precisione, magari aiutandosi con il raffinato "Groove indication" del suo EMT, e il braccio che meritre scende sul disco se ne torna verso l'esterno, attirato dal magnete o dal contrappeso dell'antiskating, magari mandando in onda la coda del brano precedente a quello voluto; non scherziamo, è una situazione seccante che conosce chiunque abbia utilizzato un giradischi, siamo abituati a convivere!, ma un professionista non può cerio permetterselo; per la cronaca nei giradischi della RAI l'antiskating veniva regolarmente disabilitato.
Noi pero siamo audiofili, duri, puri e rotti a tutte le scomodità intrinseche nell'uso del giradischi, tendiamo all'assoluto, per cui possiamo senz'altro liquidare come una barbara pratica un po' facilona le abitudini dei professionisti, ma rimaniamo interdetti quando affermazioni di questo genere vengono dal lato dell'hi-end; se per esempio notiamo che il braccio Koetsu (non più in produzione) non era dotato di antiskating abbiamo ottimi motivi per pensare che persino Sugano-san ritenesse che le sue pregiate testine, che non a caso sono pesanti e poco cedevoli, non ne avessero bisogno.
Entra in gioco un altro fattore, che è la cedevolezza della sospensione del cantilever; sappiamo infatti che c'è una relazione ben precisa fra cedevolezza e peso di lettura, tipicamente una testina molto cedevole ha un peso di lettura basso e viceversa. Ora, se non compensiamo la forza di skating, parte della spinta verso il centro verrà assorbita dalla sospensione, col risultato di far lavorare il cantilever leggermente angolato lateralmente rispetto all'asse della testina, fra l'altro mandando a donnine allegre tutte le nostre masturbazioni mentali sul corretto angolo di tracking: in alcuni casi gravi ci troveremmo con errori radiali superiori a quelli massimi causati dalla geometria del braccio. Ovviamente l'effetto è maggiore con una testina cedevole e questo spiega perché si ritiene generalmente che l'antiskating sia una necessità maggiore per le testine leggere, anche se in teoria dovrebbe essere l'opposto. Per inciso va detto che non usando l'antiskating è facile deformare in maniera permanente la sospensione, compromettendo le caratteristiche meccaniche della testina. Osservazione pratica: personalmente uso 2 giradischi EMT dotati di 2 bracci diversi, l'Ortofon RMA-229 e l'EMT 229, e solo l'EMT prevede l'antiskating; con le mie pesanti e dure testine MC francamente non riesco a sentire la differenza, se c'è un lieve disallineamento del cantilever è talmente minimo che' non riesco a vederlo ad occhio nudo, così mi metto il cuore in pace, anche perché all'ascolto non riesco ad apprezzare differenze, ma e anche noto che sono un pecione accidioso nonché maestro del cattivo esempio per le giovani generazioni. Comunque un dato empirico si può ricavare: a quanto pare l'effetto pratico della forza di skating non è tanto uno sbilanciamento dei canali, come credono i più, ma una deformazione della corretta posizione dello stilo rispetto al solco; se ci pensiamo un attimo la questione non è banale: siamo abituati a pensare allo stilo che scorre nel solco e forse ce lo immaginiamo come su un binario, in realtà sappiamo bene che non è così, lo stilo viene continuamente "sbatacchiato" lateralmente (è così che si riproduce il suono) con un'energia decisamente superiore a quella del peso di lettura. Insomma, le conseguenze maggiori della forza di skating riguardano principalmente il lavoro della sospensione; dobbiamo però ammettere che comunque una piccola deformazione avviene anche per le testine meno cedevoli; probabilmente le uniche che veramente possono fare a meno dell'antiskating sono la durissima Ortofon SPU e le Decca, nonché le Tkcda, che difatti sono sprovviste del tradizionale cantilever.
Comunque l'osservazione del comportamento dello stilo nel solco introduce l'argomento successivo, ovvero la corretta regolazione. È abbastanza diffuso l'uso di un disco liscio per regolare l'antiskating, la regolazione fatta in questo modo però non è precisa, infatti l'attrito sul disco liscio è minore, quindi in condizioni operative ci troveremo con un intervento inadeguato; qualche sopravvissuto della vecchia guardia ricorderà che negli anni '70 alcuni bracci Thorens avevano 2 scale di regolazione separate per la lettura "asciutta" e umida, utilizzando il Lenco clean o porcherie simili, dato che - appunto - con la lettura umida l'attrito fra solco e puntina è minore, e per analogia dovrebbe apparirci chiara l'inadeguatezza della regolazione col disco liscio. 11 sistema corretto comporterebbe l'utilizzo dell'oscilloscopio e di apposito disco test, attrezzature solitamente non disponibili per l'utente finale; un buon compromesso può essere un disco test come quello prodotto dalla testata britannica Hi-Fi News, che prevede 3 tracce in 3 posizioni differenti del disco e che sfruttando un segnale modulato permette di regolare l'antiskating ad orecchio. Se vogliamo, il fatto che si debba cercare un compromesso nella regolazione, in modo da soddisfare le diverse posizioni della puntina sul disco, ci da un'idea di quanto sia aleatoria la regolazione progressiva di questa forza; tipicamente si gioca sull'angolo fra il filo che regge il contrappeso e la carena del braccio: partendo da circa 90 gradi sui primi solchi, l'angolo diminuisce progressivamente man mano che la puntina si sposta verso il centro del disco, diminuendo di conseguenza l'azione del contrappeso; discorso simile per le compensazioni magnetiche: spostandosi verso il centro il braccio si allontana dal magnete e subisce quindi in maniera minore il suo effetto. Credo sia mutile sottolineare quanto entrambi i sistemi non possano non essere approssimativi. Se poi vogliamo proprio infierire, dobbiamo notare anche che l'attrito è maggiore nei punti del solco in cui sono presenti maggiori modulazioni, quindi si può supporre che da un punto di vista squisitamente teorico la forza di skating vari istantaneamente a seconda di quanto è concitato il passaggio musicale. In conclusione, l'antiskating è uno dei tanti aspetti in cui la natura stessa del sistema di lettura meccanico obbliga ad andare un po' di grana grossa:
lo skating esiste ed è senz'altro necessario compensarlo, soprattutto con testine leggere che leggano a un grammo o poco più; ammattircisi sopra, illudendosi di raggiungere una regolazione perfetta, probabilmente è inutile, o se preferite velleitario.
Nota a latere: non so se qualcuno si è accorto che con i dischi a 45 giri ci troviamo con una velocitià di rotazione più alta di circa il 30% e che di conseguenza dovremmo regolare diversamente l'antiskating; peraltro non mi risulta alcun braccio che preveda una regolazione differenziata per 33 e 45 giri.
Marco Benedetti
Per cominciare mettiamo su un modello semplificato di giradischi, stavolta con braccio "vero" da 9 pollici (figura 3). Bisogna chiarire anzitutto che la forma del braccio ha interesse dal punto di vista delle proprietà dinamiche (bilanciamento laterale, smorzamento, risonanze, etc.), ma dal punto di vista geometrico un braccio è definito completamente solo da tre numeri:

Francesco Romani